L’iniziativa ADOTTA UN’ALLEVATRICE rientra nel progetto AFRICA HAND PROJECT, avviato in Mozambico dal CEFA con il coinvolgimento di Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Regione Emilia-Romagna, Comune di Reggio Emilia, Granarolo e altri operatori sulla filiera agro-alimentare, FederUnacoma, Alleanza delle Cooperative e Coopermondo, Fondazione E35 in collaborazione con il Consorzio Associazioni con il Mozambico di Trento. Un impegno che segue quello della latteria sociale impiantata in Tanzania e scelta come esempio di “best practice” per la sostenibilità ad Expo 2015.

 

E’ una storia bellissima, una storia di uomini, passione, solidarietà, cooperazione ed opportunità

Nel 2004 un gruppo di persone legate al CEFA il seme della solidarietà Onlus, organizzazione umanitaria di Bologna, visitando la Tanzania sentono proprio il terribile problema della malnutrizione infantile. Vedono bambini che allo svezzamento, a causa di una dieta poverissima a base di mais, muoiono.
L’unica soluzione in quegli anni era la somministrazione di latte in polvere con tutti i problemi derivanti dalle acque non potabili.
Incomincia così, a Njombe nel sud della Tanzania, per rispondere alle difficoltà che tutti i giorni vivono le mamme, il progetto Africa Milk Project. Realizzato da CEFA con GRANAROLO SpA, il Ministero degli Affari Esteri e l’Associazione degli Allevatori di Njombe.

Il primo passo è stata la diffusione dell’allevamento di vacche da latte e quindi successivamente la realizzazione di una latteria-caseificio. Oggi il progetto è completamente autonomo e sostenibile. Le mamme hanno latte pastorizzato a disposizione, gli allevatori hanno un reddito che permette di mandare i figli a scuole, la latteria-caseificio è sostenibile, produce utili e da 3 anni lavora in autonomia, senza il sostegno di CEFA.

Nel 2015 Africa Milk Project da EXPO Milano ottiene il riconoscimento di BEST PRACTICE, esempio al mondo, per lo sviluppo sostenibile in aree rurali.
CEFA, Granarolo e il territorio da cui queste due realtà provengono non potevano essere sorde al senso di responsabilità che deriva dall’aver ricevuto il riconoscimento di Best Practice per lo sviluppo sostenibile.

 

Ecco allora che la storia continua … ci si mette in ascolto per rispondere alle richieste provenienti dal Mozambico, un paese in cui la malnutrizione è al 40%.

CEFA con Granarolo coinvolgendo il territorio, la Regione Emilia Romagna, il Comune di Reggio Emilia e vari operatori sulla filiera del latte, FederUnacoma, Alleanza delle Cooperative e Coopermondo, in collaborazione con CAM Consorzio Associazioni con Mozambico di Trento, responsabilmente, prendendo atto del messaggio di EXPO nutrire il pianeta, e per concretizzarlo, si impegnano a realizzare un progetto Africa Hand Project dove tante mani, bianche e nere, si uniscono e si sostengono per rispondere al problema della malnutrizione del Mozambico.

Il Mozambico ha una grande voglia di riscatto dopo un lungo periodo coloniale e un percorso verso la democrazia che ha visto il Paese dilaniato da una guerra civile devastante. Oggi la situazione si è stabilizzata e la popolazione ha bisogno di dare nuove prospettive di vita alla propria famiglia e ai propri figli, partendo dalle piccole comunità rurali ed estendendo questo processo di crescita a tutta la società.

Per trasformare questo desiderio in concretezza nasce Africa Hand Project. L’obiettivo del progetto è quello di ridurre la fame e la povertà attraverso lo sviluppo del settore lattiero-caseario ed agricolo in Mozambico e migliorare l’educazione nutrizionale della popolazione
Il primo passo è a livello locale, dotando le comunità rurali di bestiame e insegnando ai futuri allevatori le tecniche per dar vita ad una zootecnia sostenibile, dove la produzione di foraggio per l’alimentazione degli animali rappresenti un’ulteriore modalità per sfruttare razionalmente i terreni riconvertiti all’agricoltura.

Il secondo passo è la fornitura di mezzi agricoli e formazione agli agricoltori per aumentare la resa unitaria di fagiolo boer e comune, diversificare le colture, e favore l’accesso al mercato.

Beira, seconda città del Mozambico e importante porto fluviale, diventerà il centro pulsante di questo progetto, contribuendo allo sviluppo di una filiera 100% africana che permetta di aumentare la produzione locale e ridurre la dipendenza dalle importazioni.
E questo attiverà un positivo circuito economico che permetterà alle famiglie degli allevatori di avere nuove ed importanti risorse economiche grazie alle quali assicurare ai bambini la possibilità di andare a scuola, unico vero investimento a lungo termine per il futuro del Paese. Ma produrre latte non basta. Occorre trasformarlo e venderlo nei centri urbani dove la domanda di latte alimentare, yogurt e formaggi sta crescendo.

Parallelamente AfricHand Project affronterà anche un problema non meno preoccupante. In Mozambico infatti, quasi la metà della popolazione soffre di malnutrizione cronica che inizia già durante la gravidanza e limita lo sviluppo nei primi anni di vita, condizionando di fatto tutta l’esistenza delle nuove generazioni.

Ecco perché il progetto prevede anche la educazione alimentare di donne e bambini delle scuole primarie, integrando la loro alimentazione con prodotti, frutto dell’allevamento locale, con un profilo nutrizionale elevato e capaci di fare la differenza.
 

Perchè sostenere questo progetto?

Cécile Kyenge Europarlamentare e Vicepresidente ACP-UE:

AfricHand Project parte da un bisogno della comunità locale, fornisce una risposta concreta abbracciando un’intera filiera agricola, insiste sulla formazione delle persone, sulla redditività e sulla sostenibilità del progetto nel tempo. Me ne sono innamorata perché questa è vera cooperazione

Patrizia Farolini Presidente CEFA:

AfricHand Project in continuità con AfricaMilk Project, premiato ad EXPO 2015 come Best Practice, sottolinea l’impegno e la coerenza di CEFA per continuare a nutrire il pianeta coinvolgendo profit e no-profit e le realtà contadine del mondo.
Giampiero Calzolari presidente Gruppo Granarolo
Siamo partiti con una nuova missione: costruire insieme a tanti amici, in Mozambico, una filiera sociale del latte, capace di emancipare la popolazione offrendo alla comunità locale salute, nutrizione e lavoro. L’augurio è che possa partire al più presto e aggregare nuove realtà in grado di contribuire a farla decollare.

Simona Caselli Assessore all’Agricoltura, alla Caccia e alla Pesca della Regione Emilia-Romagna

Vogliamo mettere a disposizione dei paesi in via di sviluppo la nostra esperienza di territorio leader in Europa per un’agricoltura sostenibile. Siamo orgogliosi di poter partecipare a questo progetto che ben rappresenta la collaborazione tra mondo produttivo, del no-profit e delle istituzioni.

Massimo Goldoni presidente FederUnacoma

L’iniziativa di Africa Hand Project per il Mozambico considera l’impiego dei mezzi meccanici come un elemento decisivo per il successo della filiera agroalimentare e rappresenta per questo un approccio alla cooperazione davvero concreto e promettente