• DOVE: Regione Kroumerie-Mogods (Governatorati di Jendouba, Beja, Bizerte), Nord-Ovest della Tunisia
  • DURATA: 36 mesi, da febbraio 2018 a gennaio 2021
  • BENEFICIARI: 5000 giovani, 2000 donne
  • DONATORI: AICS
  • PARTNER: Comune di Fano, Lega delle Autonomie Locali- Legautonomie, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo- Dipartimento di Economia, Società, Politica –DESP, Consorzio Marche Biologiche, Fondazione Agraria Cante di Montevecchio, ODESYPANO - Ente dello Sviluppo Agro-Silvo-Pastorale del Nord-Ovest, ISPT – Istituto di ricerca e insegnamento superiore silvo-pastorale di Tabarka, CRDA – Commissariato Regionale dello Sviluppo Agricolo (Ministero dell’agricoltura, delle risorse idriche e della pesca), Delegazione di Tabarka, Delegazione di Ain Draham, Delegazione di Fernana, Associazione Sidi Bouzitoun.

Titolo originale: Start up Tunisia

 

Nonostante sia molto ricca di risorse naturali e possibilità economiche, la regione di Kroumerie-Mogods, a nord-ovest della Tunisia, è colpita da esclusione sociale e povertà. La disoccupazione, soprattutto femminile e giovanile raggiunge tassi del 44%. Tali problemi derivano da politiche economiche centralizzate che hanno dato vita a un’economia scarsamente diversificata. La maggior parte delle famiglie vive di coltivazione di grano e di colture per il bestiame. Le attività economiche non agricole sono l’artigianato del legno, la distillazione di specie forestali (rosmarino, mirto, menta e salvia), la raccolta dei funghi, la produzione di frutta e verdura. Questa povertà è dovuta alle seguenti cause: le attività agricole sono di tipo informale e restano sovente escluse dal mercato. Le donne, che sono il cardine di queste attività, fanno fatica a conciliare questo lavoro con i compiti domestici. La produzione è basata sull’utilizzo di tecniche di produzione tradizionali che non sono a norma e che non assicurano una produzione continua, rischiando quindi di essere sostituite da impianti industriali. Le difficoltà sono anche il trasporto e le reti di distribuzione, oltre alla mancanza di integrazione tra i vari attori della filiera, l’assenza di associazioni che non comunicano con le strutture statali, la mancanza di competenze di marketing.

 

Il progetto si occuperà di marketing territoriale e del miglioramento della commercializzazione dei prodotti per le imprese agricole già esistenti e di aumentare il numero di Piccole Medie Imprese (PMI) gestite da donne e giovani, creando impiego e possibili sinergie con il sistema di imprese marchigiano, supportate dal comune di Fano.

 

Il progetto, rafforzando il sistema di PMI tunisine e mettendo a disposizione l’expertise di un partenariato vario (Università di Urbino, Consorzio Marche Biologiche, Fondazione Agraria Conte di Montevecchio, CEFA), agirà direttamente sulla creazione di lavoro in ambito agricolo, allevamento e trasformazione. Grazie a modelli di successo che verranno realizzati, l’obiettivo è di costituire nuova forza lavoro preparata e competente per le stesse PMI.

 

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