In Tanzania, come nel resto del continente africano, il tema dello smaltimento dei rifiuti, soprattutto della plastica, è ancora un problema. L’assenza o dall’inadeguatezza di un sistema di gestione dei rifiuti porta la maggior parte delle comunità e delle famiglie a bruciare o seppellire i propri scarti, aumentando così il livello di inquinamento oltre che mettere in pericolo la salute dei cittadini.

Per risolvere questa problematica, nel villaggio di Matembwe, è nato ThamaniValue not waste, laboratorio artigianale per il recupero e il riciclo della plastica. Sono state coinvolte 7 donne del villaggio, sensibilizzate sui danni ambientali dovuti dalla cattiva gestione dei rifiuti, per riutilizzare i materiali di scarto come base per la realizzazione di nuovi prodotti come mascherine e portachiavi.

Thamani però non il solo progetto di sartoria e riciclo. In Tanzania, infatti, altri gruppi di mamme di bambini affetti da disabilità sono impegnati nella realizzazione delle tante borse di stoffa che anche questo Natale accompagnano ogni nostro pandoro e panettone.

Per farci raccontare dell’impatto di questi laboratori sulle vite delle donne e delle comunità coinvolte, abbiamo parlato con Nadia Borelli, fondatrice del progetto Thamani e nostra Cooperante in Tanzania.

“Il progetto è nato per cercare di dare una seconda vita, alla plastica, alle lattine di alluminio, ai cartoni del latte e dei succhi e anche alla carta, per produrre valore nuovo. Le donne che compongono il laboratorio Thamani si chiamano Ilita, Anna Maria, Iuditta, Olivia, Witness, Scolastica e una seconda Anna Maria. Sono state tutte selezione grazie alle autorità locali che ci hanno fornito delle liste di persone economicamente svantaggiate.”

Una borsa da portare sempre con te

Inizialmente, ci racconta Nadia, le maggior parte delle donne coinvolte non sapeva svolgere lavori manuali, questo perché, in molti dei villaggi, sono ancora considerati come attività puramente legate al settore agricolo.

“Sin dall’inizio ho richiesto che tra di loro ci fosse una sarta, in modo che potessimo spiegare alle altre come lavorare le stoffe. Ho insegnato loro a disegnare sui tessuti, a tagliare nel modo corretto con le forbici, cosa che per noi è un’attività scontata ma in realtà, per chi non le ha mai utilizzate non lo è affatto. Piano piano hanno tutte imparato e adesso sono assolutamente autonome.”

Oggi il laboratorio è diventato indipendente, in quanto si è registrato a livello locale, e ora le lavoratrici riescono a percepire uno stipendio mensile che garantisce loro di mandare i figli a scuola e pagare altre spese familiari che prima facevano fatica a coprire. 

Oltre al beneficio economico, tra le lavoratrici, si è creato un forte legame di amicizia, un gruppo in cui potersi confrontare e darsi forza, anche nella vita di tutti i giorni.

Il nuovo lavoro di Olivia

Olivia è tesoriera del laboratorio Thamani, e come le altre ha iniziato a lavorare nel 2018. Con il suo lavoro può crescere al meglio Daylight, la sua bimba di un anno.

Sono una sarta e cucio i prodotti sia a mano che a macchina: è la prima volta che faccio questo tipo di lavoro. Mi piace sia perché ha un valore ambientale, che ci permette di riciclare bottiglie e tappi che troppo spesso sono lasciati per strada, sia perché mi permette di coprire le spese. Infatti, prima di iniziare questo lavoro, per acquistare i beni più semplici, come il sale, dovevo pensarci, invece adesso sono più tranquilla.

Abbiamo la fortuna di ricevere ordini sia a livello locale che internazionale: i tanzaniani acquistano soprattutto pannolini lavabili per i neonati, invece i clienti all’estero sono molto interessati alle mascherine. Tra i prodotti che produciamo nel laboratorio ci sono anche borse, portachiavi, assorbenti lavabili, porta penne e pouff.