Dopo le giornate difficili e burrascose degli scorsi mesi, ora che le reazioni emotive iniziali, lasciano il posto ad altre riflessioni, azzardo un tentativo di scrivere e condividere un breve ricordo dell’amico Dominique Musafiri e lo voglio fare raccontando un poco la sua storia perché interessante e ci potrà forse aiutare a sviluppare qualche punto di riflessione.

Dominique nasce nella attuale RDCongo, a Bukavu il 12 Marzo del 1955:   Bukavu è una cittadina che si affaccia sulle rive del lago Kivu nella parte nord occidentale del paese, nella provincia del Nord Kivu caratterizzata da molte bellezze naturali.

Raramente ho avuto occasione di parlare con Dominique dei tempi della sua infanzia, ma certamente ebbe l’occasione da bambino di cogliere qualcosa del periodo coloniale. Quando aveva 5 anni, nel 1960, il Congo ottenne l’indipendenza: il passaggio fu improvviso e senza una transizione curata e progettata, inevitabilmente esposto a complicazioni. La storia del Congo è interessante e drammatica da questo punti di vista: nel 1965 l’avvento al potere definitivo del generale Mobutu e il nuovo nome dato al paese: Zaire.

Tra le prime decisioni di Mobutu, ci fu quella di chiedere ai cittadini ex congolesi di abbandonare i nomi di origine europea che si usava dare sotto il colonialismo, recuperando i nomi più “veri” di origine africana, i nomi “autentici”.

Talvolta, a tu per tu, mi rivolgevo a Dominique chiamandolo in modo “autentico” Dominique Musafiri Lubovia Mpungu, tutto d’un fiato, e, mi sembra di rivederlo ancora, mi guardava e sorrideva con quei suoi occhietti vispi e ammiccanti.

Dominique si trasferì a seguito di esigenze lavorative del padre a Lubumbashi, nella provincia del Katanga, a sud del paese, a confine con lo Zambia, una delle tante aree congolesi che sono interessate dalle attività per l’estrazione di minerali preziosissimi.

Dominique amava studiare ed ebbe la fortuna di avere una famiglia che lo sosteneva da questo punto di vista: dopo le scuole primarie e secondarie superate brillantemente, riuscì a frequentare con profitto il campus universitario della capitale Kinshasa dove si laureò in Biologia nel 1978 con ottimi voti.

Il suo obiettivo era però quello di diventare medico e, grazie anche all’aiuto di un sacerdote, proseguì i suoi studi. Questa volta, tuttavia, affrontò una esperienza davvero nuova, trasferendosi in Italia per frequentare la facoltà di Medicina di Padova. Dominique era un ragazzo intelligente e animato da una forte motivazione a riuscire nei suoi studi, ma era ed è sempre stato soprattutto un amante delle persone, dei rapporti umani, un appassionato osservatore delle vicende e delle persone con cui viveva, che voleva sempre capire e approfondire. Non stupisce allora che, pur con le difficoltà che qualsiasi persona possa vivere lontano da casa e in un paese straniero, Dominique sia riuscito ad ambientarsi in Italia, imparando molto bene anche la nuova lingua. Attento e critico osservatore della nostra realtà non risparmiava le sue critiche a quello che trovava sbagliato, ma, al contempo, coglieva tutta la ricchezza e positività del confronto tra la sua cultura di origine e quella nuova in cui si era inserito. A titolo esemplificativo, oltre a numerose amicizie e alla frequentazione di numerosi gruppi, si appassionò allo sport più amato dagli Italiani, il calcio e al cinema. Ricordo proprio la sua grande passione (e le sue risate) per i film di Alberto Sordi: la sua grande voglia di ridere di sé e degli altri, lo spingeva sempre a cercare di capire vizi e virtù della gente, come il grande attore.

Nel 1984 Dominique ottenne la laurea in Medicina cui fece seguito la laurea ottenuta Anversa in medicina tropicale: la idea era quella di poter esercitare la professione di medico nel suo paese di origine. Successivamente, completò la specialistica in Otorinolaringoiatria (ha sempre detto che era una specialità che lo aveva da subito attirato perché considerata meno attrattiva e con pochi allievi). Successivamente, approfondì anche la psichiatria.

Nel gennaio 1988, insieme a CEFA, io Dominique altri due volontari italiani, Rossetto Giancarlo e Fabio Biasutti, partimmo per lo Zaire per il nostro servizio di volontariato.

Dominique, tornando nel suo paese dopo quasi 10 anni di vita e studi in Europa, dovette approcciare una realtà parecchio differente da quella che aveva conosciuto e lasciato. In particolare, nel suo nuovo ruolo di medico, dovette imparare a gestire una infinità di urgenze e interventi che sono indispensabili per un medico che agisce in contesto rurale. Per questo passò i primi mesi ancora in formazione, a fianco di una esperta dottoressa Francese (dr. Bonnet) con la quale mantenne sempre un legame professionale e di amicizia. Assicurare le cure sanitarie nell’ambiente rurale africano non è semplice ed occorre sempre considerare con cura i mezzi di cui si dispone e soprattutto la possibilità di non perseguire interventi che rischino di non poter avere continuità nel tempo. In questo senso Dominique si impegnò con tutte le sue energie: ricordo che molto spesso la sera, di ritorno dall’ospedaletto di Makaw, non si fermava con noi per passare un poco di tempo libero serale ma preferiva andare a studiare, dicendo che aveva ancora tanto da imparare.

Dominique ha passato una vita a studiare per imparare a diventare un buon medico, ma, nella sua vita quotidiana, non poteva mancare l’allegria: la sua risata, la sua ironia e autoironia riempivano la casa in cui vivevamo insieme a Makaw sul Kasai, villaggio sperduto nella provincia di Bandundu. Eravamo impegnati in un progetto di animazione rurale, ma, da subito la gente aveva manifestato l’esigenza di disporre di un centro che dispensasse cure sanitarie di maggiore qualità.

Dominique, come dicevo, era sempre affascinato e incuriosito dalle vicende delle persone e dalla voglia di capire che cosa passasse nelle loro teste accettando anche i loro limiti, i loro tentativi più o meno goffi di avere qualche piacere dal dottore o dai suoi amici “mindele” (così sono chiamati i bianchi in lingala).

Nel 1990 accadde però un fatto importante. Durante una visita alla sua famiglia a Lubumbashi, Dominique incontrò Akasa Esire Marianne, una ragazza che viveva in questa città pur essendo originaria di una zona distante dello Zaire. L’incontro con questa ragazza evolverà in un successivo fidanzamento e matrimonio nello stesso anno.

Dal matrimonio nasceranno tre figli: Elda, nata a Makaw nel 1991, Claire nata nel 1992 e l’ultimo arrivato, Pepe.

Dominique continuò il suo lavoro come medico a Makaw anche dopo il 1992, anno in cui gravi disordini e una  sanguinosa guerra civile comportò di fatto la chiusura del progetto agricolo portato avanti da CEFA. La parte sanitaria del progetto continuò grazie a lui, che si trovò tuttavia a operare e resistere in condizioni davvero complicate.

Nel 2002 Dominique, dopo quasi 14 anni di servizio in Zaire (diventato nel frattempo nuovamente Congo con la morte di Mobutu e le tumultuose vicende successive) constatando che le condizioni di vita del paese peggioravano e diventavano insostenibili per lui e la famiglia, pensa a una alternativa percorribile: tornare in Europa. Del resto conosce bene il francese e l’italiano e, soprattutto, conosce gli europei e la loro mentalità. Tuttavia la sua grandissima esperienza di medico in ambito rurale in Africa non è facilmente compatibile e“spendibile” nella sanità Europea.

Nel 2002, Dominique, non senza fatica, trova una opportunità lavorativa come medico nella clinica San Michele di Bra (CN). Più tardi viene inquadrato come medico di base a Bra, lavorando anche all’interno del vicino carcere di Alba. Ma la sua voglia di mantenersi aggiornato e di far bene il suo lavoro lo spingono a perseguire ulteriori titoli di studio: nel 2011/2014 ottiene una laurea triennale in omeopatia e omotossicologia presso l’accademia di medicina di Bologna. Nel 2011/ 2012 segue un corso di idrologia presso l’università di Pavia.

Non è facile per un qualsiasi medico trovare una collocazione nel sistema sanitario nazionale, lascio immaginare le difficoltà per un medico di origine africana che deve rimodulare tutte le sue competenze e affrontare anche la diffidenza iniziale degli utenti. Ma Dominique è un uomo tenace: ricordo i suoi racconti sulle difficoltà dei primi tempi nel presentarsi ai suoi pazienti. Come sempre, nel raccontare queste sue esperienze, l’approccio era ironico e divertito. Perché Dominique era veramente appassionato alle persone e alle loro storie e si sforzava di capire e di sorridere anche dei comportamenti più sbagliati. Certamente le ingiustizie o le discriminazioni lo ferivano e lottava contro questi comportamenti, ma alla fine la sua arma vincente era la sua simpatica empatia, la comprensione per chi si trovava davanti e la sua passione per la vita. In questo modo, pur consapevole dei limiti della sua nuova comunità e gente italiana, non mancava mai di apprezzarne le qualità.

E la gente, i suoi pazienti lo hanno ben capito, il suo servizio e la sua meticolosa cura delle persone è stato ampiamente riconosciuto ed apprezzato.

Come tanti altri medici e persone impegnate a fronteggiare la difficile situazione, originata dalla diffusione del Covid 19 ha pagato un caro prezzo.

Venerdì sera, 3 Aprile 2020, i cittadini di Bra lo hanno salutato mettendo una candela alle finestre, ma, anche sul balcone di casa mia, nella cittadina di Nembro (BG), in quei giorni martoriata dalla epidemia, è apparsa una candela per il caro amico scomparso.

Questo epilogo, senza il saluto che avrebbe meritato, è difficile da sopportare per noi e soprattutto per la sua famiglia. Ci lascia l’esempio di quanto valore possa essere messo in gioco anche da chi arriva da paesi diversi e lontani dal nostro e si mette a fianco nostro nella vita di ogni giorno. Possiamo davvero vivere come compagni di viaggio.

Da ultimo voglio comunque ricordarlo con la sua voglia di ridere e di prendere le cose con un poco di leggerezza. Spero che possa contagiarci tutti, è sempre utile prendere le cose sul serio … ma non troppo !!!

Alberto Maggi

Presidente amici CEFA Milano