È da poco iniziata la stagione dei cicloni in Mozambico e le comunità, oltre alle problematiche dovute ai cambiamenti climatici, devono fronteggiare l’ennesima ondata di Covid-19. Per capire meglio la situazione, abbiamo parlato con Andrea Bettini, nostro Cooperante in Mozambico, che ci ha raccontato dell’impatto di queste problematiche sulle vite delle comunità coinvolte, e di tutte delle attività che stiamo portando avanti nel paese.

Un’alimentazione sana: la scelta delle mamme

Da giugno, mese che coincide con l’inizio dell’inverno in loco, fino ad agosto, c’è stata la prima vera ondata di covid in Mozambico, con ospedali pieni e i primi decessi. Di conseguenza, per evitare assembramenti, lo staff locale ha ridotto le attività di campo, seguendo le normative sanitarie vigenti.

Nonostante l’andamento della pandemia, nei distretti di Beira e Nhamatanda, ci racconta Andrea, sono state coinvolte 5.000 donne – tra cui giovani mamme e vedove con figli a carico – a partecipare a diverse attività formative per aumentare la consapevolezza sul tema dell’educazione nutrizionale. Questi incontri formativi sono tutt’ora affiancati da vere e proprie lezioni culinarie, portate avanti da nutrizioniste locali, per insegnare come preparare dei piatti completi e utilizzando cibi prodotti in loco.

“Le persone che vivono nelle zone sub-urbane e rurali pensano che per avere un’alimentazione sana bisogna avere risorse finanziarie, quindi permettersi di andare al supermercato. Il nostro obiettivo è quello di portare un cambiamento nelle abitudini alimentari e riuscire ad utilizzare al meglio le risorse disponibili per avere avere risultati positivi anche sulla salute, soprattutto sulle donne e sui loro bambini.” 

Ogni settimana vengono così preparati piatti completi, con verdure, fibre e sali minerali e una parte proteica, utilizzando fagioli, frutta secca, e una parte di carboidrati, come il riso o la farina di mais bianco. Le nutrizioniste, coinvolgono attivamente le donne nella preparazione dei piatti, spiegando loro anche i valori nutrizionali di ogni singolo alimento e mettendo in evidenza, volta per volta, determinati temi come l’importanza dell’alimentazione nei primi 1000 giorni di vita e dello sviluppo del bambino in gravidanza, l’alimentazione per i bambini e per gli anziani e gli alimenti da evitare con il diabete, ma soprattutto il grande problema della malnutrizione.

In ogni workshop viene utilizzato e distribuito del materiale didattico molto semplice, composto principalmente da immagini, per aiutare le donne delle comunità rurali – il cui tasso di alfabetizzazione è ancora piuttosto basso – ad apprendere più facilmente. Se in difficoltà, le donne possono chiedere aiuto anche ad un tecnico di nutrizione responsabile, presente in ogni comunità, che svolge anche un lavoro parallelo, ovvero l’organizzazione dei lavori di costruzione di latrine e di strutture dove mantenere l’igiene degli utensili da cucina e soprattutto il controllo dell’igiene dell’acqua.

Un’altra figura di grande importanza per lo svolgimento delle attività che CEFA porta avanti in Mozambico è quella delle madri guida.

“Nella provincia di Nhamatanda, siccome lavoriamo in 40 zone rurali molto distanti tra loro nonché differenti in posizione geografica abbiamo deciso di formare in ogni zona una madre guida: una donna con un livello d’istruzione più alto, più interessata al tema dell’igiene, nutrizione e in generale della salute, con le conoscenze adatte per riconoscere determinate malattie. Queste donne sono il legame tra il nostro progetto e il continuo autonomo delle attività che svolgiamo durante i workshop.”

La lotta di mamma Rosa contro i tabù

Rosa Neves, vedova di 46 anni, vive insieme ai suoi 5 figli nel distretto di Nhamatanda. È rimasta molto impressionata dalla nostra formazione e dalle lezioni di cucina, infatti da quando ha iniziato a seguire i nostri consigli ha visto la condizione dei suoi figli migliorare. Per questo vorrebbe condividere ciò che ha imparato con le altre madri della sua comunità, assistendole nella crescita dei loro figli, indirizzandole verso una dieta salutare.

Ogni volta che Rosa passa di casa in casa per assistere le altre famiglie, si scontra con false credenze e tabù, in tema di salute e nutrizione, che limitano l’efficacia dei suoi tentativi.

“In gravidanza, ci sono una serie di tabù soprattutto per i cibi che una donna deve assolutamente evitare di mangiare: l’uovo per esempio, perché porterebbe la calvizie nel nascituro, oppure il coniglio, perché se mangiato porterebbe il bambino a non chiudere mai gli occhi, e quindi riuscirebbe mai a dormire. Quello che succede è che se una persona cerca di sensibilizzarle su un determinato argomento, loro credono che quest’ultima stia facendo loro una stregoneria.

Nelle zone rurali, ci spiega Rosa, c’è un intreccio tra credenze culturali e stregoneria, ma non è l’unico problema.

“Da quando la crisi alimentare è peggiorata si è persa la tendenza del condividere, che era tipica delle zone rurali. Fame e povertà hanno portato ad una maggiore scetticismo verso l’altro ed ora è sempre più difficile cambiare i comportamenti.”

Nonostante tutto, Rosa continua nei suoi tentativi per sensibilizzare le altre madri, per farle riflettere sull’impatto delle loro scelte sulla sopravvivenza dei loro figli.

Puoi sostenere anche tu una mamma del Mozambico nella sua lotta alla malnutrizione infantile