Il Covid-19 continua a diffondersi in Mozambico, facendo ricrescere in modo esponenziale la fascia di contagi nella popolazione con una terza ondata. Nei primi giorni del mese di luglio sono stati registrati 5.942 casi di Covid-19 e 45 decessi, più di quanto registrato nell’intero mese di giugno. Risultata positiva anche la Presidente del parlamento mozambicano, Esperanca Bias, che era in procinto di partire all’estero, ora in isolamento domiciliare. La maggior parte dei casi del contagio sono stati rilevati nella capitale, Maputo, nella città di Tete e provincia, a Sofala e a Manica.

L’aumento dei contagi a causa della variante Delta, ha fatto emergere l’urgenza di aumentare le importazioni di vaccini, anche al di fuori del programma COVAX dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre che la necessità di intensificare le campagne per incoraggiare le popolazioni a prendere parte alle vaccinazioni.

Per avere ulteriori notizie sull’andamento dei contagi e per conoscere gli sviluppi dei progetti portati avanti dal CEFA abbiamo parlato con Andrea Bettini, nostro Responsabile Progetti in Mozambico.

Qual è la situazione Covid in Mozambico? I numeri dei contagi possono ritenersi attendibili?

Siamo ufficialmente in terza ondata con i casi in aumento esponenziale a partire da inizio Giugno. Bisogna sempre tenere conto del fatto che molte persone non si sottopongo a tampone nonostante siano sintomatiche e che in molti casi è difficile che i positivi o presunti tali rimangano in isolamento, aumentando così la catena dei contagi. Il Mozambico è un paese con vari problemi legati alla sottovalutazione delle misure di prevenzione e del rischio, inoltre la bassa capacità di effettuare tamponi e analizzarli e, soprattutto, le poche persone vaccinate stanno portando il paese in una difficile situazione sanitaria. Qua a Beira la terza ondata è evidente a tutti, considerando che la maggior parte delle persone è sintomatica.

Come si vive a Beira in questa situazione? Viene messo in pratica distanziamento sociale?

A Beira si percepisce il pericolo ma l’attuazione delle norme comportamentali sta alla coscienza individuale non essendo state imposte grandi misure restrittive dal governo centrale, se non un coprifuoco dalle 22:00 alle 04:00. Mentre in altri paesi dell’Africa australe hanno iniziato a ridurre spostamenti interni e sono tornati al lockdown o lo hanno imposto per la prima volta. Lo staff di Beira viene in ufficio il minimo indispensabile e siamo tornati alla modalità home-office.

Ci sono state ricadute sui progetti che attualmente portiamo avanti nel paese?

Abbiamo subito rallentamenti per alcune delle attività per presunti casi positivi dai primi di luglio, e per i progetti in generale abbiamo temporaneamente sospeso tutte le formazioni e attività che prevedevano incontri al chiuso. Le dimostrazioni culinarie le continuiamo a fare con massimo 20-25 persone. Nonostante tutto, continuano con la stessa incidenza tutte le attività all’aperto e porta a porta, tra cui le palestre nutrizionali per le mamme e le visite agli allevatori.