Patrizio Roversi, testimone CEFA, incontra monsignor Zuppi nel distretto di Dondo (Beira, Mozambico) per parlare di cooperazione internazionale e dei processi di pace in Mozambico.

Mozambico, monsignor Zuppi a Patrizio Roversi: "L'Europa ha biosgno dell'Africa, l'Africa ha bisogno dell'Europa"

 

Monsignor Zuppi, arcivescovo di Bologna, è protagonista nei processi di pace in Mozambico già dal 1992, anno in cui si è raggiunto l’accordo di pace tra le due fazioni in conflitto: Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo)  e Resistenza Nazionale Mozambicana (Renamo). Oggi la situazione rimane ancora tesa, in vista anche delle future elezioni che vedranno le due fazioni principali fronteggiarsi nuovamente.

L’occasione dell’incontro è fare il punto sulla situazione dei processi di pace in atto in Mozambico e soprattutto provare a definire il ruolo della cooperazione internazionale nello sviluppo del paese e dei suoi abitanti.

Per Monsingor Zuppi la cooperazione, insieme all’azione dell’Africa stessa e degli Africani, è l’unica via per uscire definitivamente dalla spirale di tensioni che affligge il paese da ormai troppi anni.

“La cooperazione, il seme della solidarietà, come recita il vostro slogan, è sempre di più un pensarsi insieme”, dice il monsignor Zuppi, ragionando su come la cooperazione non può più rispecchiarsi nella formula “io che ho, aiuto te che non hai”, ma debba aprirsi ad una visione di pari reciprocità tra le parti con la consapevolezza che dai problemi  “se ne esce solo insieme”.

“L’Europa ha bisogno dell’Africa, l’Africa ha bisogno dell’Europa, e il futuro è insieme”. Per il monsignore non si può pensare di essere essere soli, gli uni e gli altri, ma bisogna creare un vero partenariato che superi una visione di cooperazione a senso unico: “l’Africa e gli africani  devono diventare i protagonisti del loro futuro e credo che, aiutati in questo, riusciranno a prendere in carico il loro futuro”.

Ma in che modo?

“Nel rispetto e nel dialogo c’è la risposta”. Sono queste le basi su cui puntare secondo il Monsignore, argomentando come nel dialogo e nel rispetto è insita la cultura dell’aiutarsi reciprocamente.

“Io penso che quello che ad esempio fa il CEFA in Mozambico, passando da un’agricoltura di sussistenza ad un’agricoltura, non dico industriale, ma che possa permettere un guadagno è chiaramente importante. C’è una tecnica, delle tecniche che debbono essere offerte, sempre inserite nel contesto e nei tempi dell’Africa. Se c’è questo dialogo, questa sintonia, l’Africa è come un adolescente che sta crescendo in maniera rapidissima. Io ogni volta, son diversi anni che non tornavo in Mozambico, è come quando vedo i miei nipoti: li lascio che sono alti cosi e li ritrovo che sono più alti di me e questo ovviamente fa piacere, perché vuol dire che c’è una forza e una speranza che dobbiamo fortificare”.

“Uno dei karma della Chiesa Italiana è: aiutiamoli a partire, aiutiamoli a restare”. Per il Monsignor Zuppi è mancato  negli anni un governo che abbia affrontato seriamente il problema dell’immigrazione. Così come è mancato un governo che finalmente aiutasse chi voleva restare. “C’è stato un governo che negli ultimi dieci anni, ha aumentato i finanziamenti alla cooperazione, anche se di poco, tutti gli altri governi hanno tolto, anche l’ultimo ha tolto alla cooperazione. Non si può pensare di aiutare a restare, senza aiutare veramente a restare. Credo che quello che fa il CEFA e quello che fanno tanti organismi non governativi in Africa è esattamente questo”.

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