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Sud Sudan: poveri, ma che bello!

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Da Rumbek, Sud Sudan - Gabriella e Giulio 
"Abbiamo festeggiato la tanto desiderata, voluta e combattuta indipendenza! A 6 mesi esatti dal referendum che con esito plebiscitario ha sancito la separazione dal nord, il Sud Sudan è diventato, qualche giorno fa, il 196° Stato del mondo, con il nome di Repubblica del Sud Sudan. Qui, a Rumbek, la capitale dello Stato dei Laghi, che altro non è che un villaggio che si trova quasi nel centro fisico del paese, si respira aria di festa. Ci sono scontri al confine tra il nord e il sud, dove si combatte per la regione petrolifera di Abyei, ma da qui sembra tutto lontano. 
Nel mese scorso, nelle contee che compongono questo stato, ci sono stati molti scontri tribali, legati ai pascoli o a vecchie vendette... ma adesso non c'è tempo per questo! Sono tutti impegnati a dare un nuovo volto al paese: le strade sono state ripulite e nel mercato hanno scavato dei canali di scolo al bordo delle strade e ridipinto le porte sgangherate delle botteghe; nella piazza principale stanno costruendo un palco per le celebrazioni di sabato; alla radio passano in continuazione annunci di lavoro, cercano gente qualificata per occupare posizioni di rilievo nel paese; ma soprattutto, il nuovo inno nazionale viene tramesso a ripetizione, nelle scuole i ragazzi lo cantano marciando. In questi giorni i problemi sembrano essere stati accantonati, ma non possono certo essere ignorati. e contraddizioni di questo paese sono tante; la lotta contro il nord è stata per anni (troppi anni) un elemento di unificazione di un paese composto da tante etnie differenti, che parlano una lingua diversa, e con hanno tradizioni diverse. L'inno nazionale è stato scritto in inglese, la vecchia lingua coloniale, in realtà parlata solo da poche persone istruite e quindi taglia fuori gran parte della popolazione. ll rischio principale è che, ora che non c'è più il nemico comune, i particolarismi cerchino di prevalere, affondando un paese dalle strutture socio-politico-economiche ancora troppo deboli".
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