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Con la neve alle spalle

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Siamo partite in 3, io, vincitrice del concorso "Dai un nome al trattore", Flavia, la cui cartolina è stata sorteggiata tra più di 2000 di altri, Irene, del CEFA.
Siamo partite, trepidanti per la curiosità nei confronti di un paese che non conoscevamo ma anche per la bufera di neve che si è abbattuta sull'aeroporto di Bologna l'11 febbraio e che avrebbe potuto fermarci.
Abbiamo lasciato la neve alle spalle e ce la siamo ritrovata alla spalle,  sulle cime delle alte montagne del Medio Atlante, a Beni Mellal, accogliente cittadina capoluogo della regione del Tadla Azilal, a nord del paese. Davanti a noi una pianura verdeggiante, appezzamenti ordinati di uliveti e qualche campo coltivato. Amedeo (Hamed), il prudentissimo autista che, nella nostra prima notte stellata marocchina ci accompagna da Casablanca a Beni Mellal, imbastisce con noi l'unica lezione di arabo del viaggio; decidiamo subito che la lingua è troppo complessa, ne avremo conferma ogni volta che tenteremo di balbettare le poche parole apprese, che si pronunciano quasi sempre in modo diverso da quello che noi crediamo corretto. In questo i marocchini assomigliano agli inglesi, ogni sfumatura di tono differente  nella pronuncia preclude la loro comprensione.
A casa di Sofia e Gianpiero ci ambientiamo rapidamente, grazie alla loro squisita accoglienza e alla presenza influente di Kefta e Sbakia, le gatte (i cui nomi ricordano 2 piatti tipici, polpette e un dolce da sgranocchiare) e Oliva (mascotte del progetto OLIVO), un enorme e giocoso Cane Corso, color oliva. Il programma è serrato, in 4 giorni visitiamo i progetti che si sviluppano nelle cittadine e nei villaggi intorno a Beni Mellal. Parliamo con le donne di 2 cooperative di produzione e trasformazione delle olive, che ci raccontano come stanno ampliando il mercato delle olive sottolio, piccanti, verdi, nere, rosse, e ci offrono con squisita cortesia the verde, olio, olive nei diversi gusti, accompagnate dall'ottimo pane arabo. Visitiamo la sede del Centro Servizi per gli agricoltori che cominceranno in questi giorni la loro prima formazione tecnica per apprendere a ottimizzare la resa degli olivi attraverso nuove tecniche di coltura. Ci incontriamo con diverse classi di alfabetizzazione delle donne, gestite da associazioni locali coordinate da Sofia per il CEFA. Interroghiamo Fatma e Mohammed, omologhi operatori locali del Cefa, che rispondono pazientemente a tutte le nostre curiosità sull'Islam, il Marocco, usi e costumi, percezione dello sviluppo, relazione dei berberi (che abitano la zona) con gli arabi nel paese.
Molto ci sarebbe da raccontare, sulla fierezza delle donne berbere alfabetizzate, sull'impegno degli operatori e dei volontari, sull'ospitalità dei marocchini, sulla gioia delle ragazze di Salè, periferia di Rabat, che possono esprimersi liberamente e guadagnare fiducia in se stesse attraverso il teatro, altra attività del CEFA. E poi un intero capitolo sul cibo, delizioso, che abbiamo mangiato, una analisi su Khourigba e le miniere di fosfati, da cui si estrae giorno e notte, i colori e gli odori delle khasba e dei suk... servirebbero almeno 2-3 pagine per trasmettervi le emozioni e le scoperte, il duro lavoro dei volontari e le difficoltà all'incontro con culture altre, l'incontro con un giovane rientrato a casa con il sostegno del progetto Re Mida, l'amalgama ben riuscito del nostro gruppo di viaggio, tutto ciò che siam riuscite a fare e vedere in solo una settimana. Sarà per una prossima volta, non c'è più spazio. Bislama (che forse significa arrivederci)
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